Diario di Victoria Stone – Pag. 17

E poi, accadde all’improvviso… Decisi di tornare a Los Santos!
Dovevo vederlo, dovevo raccontargli tutto, dovevo liberarmi da questo peso!
Ero consapevole che non sarebbe stato facile.
Da un lato, la paura di incontrare Adam o qualcuno dei suoi, dall’altro, la voglia di vederlo e confessargli tutto ciò che mi riguardava e di raccontargli la verità, con il rischio di perderlo definitivamente.
Così quella mattina arrivai a Los Santos e decisi di contattarlo.
Prima di distruggere il vecchio cellulare, avevo scritto il suo numero su un foglietto e lo avevo registrato nel nuovo come contatto di emergenza “Blackwood”.
Con il cuore piccolo e un nodo in gola, dopo una serie di messaggi, decisi di chiamarlo. Cercando di mantenere il controllo il più possibile, rimasi ad attenderlo in aeroporto. Salii in auto e alla sua domanda “Perché sei tornata qui?” il panico… cosa gli dovevo dire? La verità, dirgli che mi mancava? confessargli quello che avevo fatto? Così, di getto? Cosa? Riuscii a dire solamente “Non lo so nemmeno io”.
Mentre lui guidava, iniziammo a parlare di tante cose, mi fece vedere la nuova sede della Centrale di Polizia e poi mi portò al laghetto. Iniziai a raccontargli del perché ero scappata da Los Santos, di Adam, delle mie paure, dei pericoli che stavo correndo, della sua gelosia soffocante… e del perché avevo iniziato a frequentarlo. Dell’accordo con Doc. JM, di mio fratello Collins, della vendetta…, fino ad arrivare al compimento della vendetta, passando per la storia del barbone al molo. Ricordi confusi affioravano nella mia mente, facevano tanto rumore. Avevo paura di averlo deluso, di averlo perso per sempre.
Mi disse che, visto che di quel tizio nessuno aveva mai denunciato la scomparsa e che il corpo non era mai stato ritrovato, così come l’arma, potevo stare tranquilla.
Poi toccò a lui, mi parlò della sua ex, del quasi matrimonio e di come era finita. Non nascondo che egoisticamente mi sentii sollevata sapendo che non aveva nessun tipo di impegno sentimentale. Mi offrì ospitalità a casa sua, dicendomi che lui avrebbe dormito sul divano e che potevo prendere il letto.
Passarono dei giorni, un pomeriggio mi portò a fare un giro. Ci sedemmo sotto la scritta Vinewood e aspettammo il tramonto. Mi raccontò dell’offerta che gli era stata fatta e che aveva accettato. Andava via da Los Santos, mi sentii il sangue gelare nelle vene! E ora? Lo perdevo di nuovo. Evitavo di guardarlo per non fargli capire come stavo. Non avevo il coraggio di parlargli e dirgli cosa pensavo di lui. Mi accompagnò a casa e lui andò in centrale.
Fino ad arrivare a stanotte: non riuscivo a prendere sonno, ero nervosa, continuavo a rigirarmi nel letto e all’improvviso dei colpi di tosse mi tradirono. Lui era sul divano e mi sentì tossire, capì che ero sveglia malgrado facessi finta di dormire, mi chiese se era tutto ok… gli risposi di sì, ma capì che era una bugia. Ci sedemmo vicini e iniziammo a parlare. Era giunto il momento di non nascondere più cosa mi stava succedendo, cosa provavo per lui e gli dissi che mi dispiaceva che stava per andare via, che avrei voluto dirgli tante cose da tempo ma che mi mancava il coraggio per farlo. Mi chiese di andare via con lui, gli risposi che avevo paura di tutto.
Alla fine, non ce l’ho fatta più e gli confessai il vero motivo per il quale ero tornata a Los Santos. Gli dissi che mi mancava parlare con lui… e credo abbia capito anche il resto, era qualcosa che provavamo entrambi, Timidamente presi le sue mani tra le mie e mille farfalle iniziarono a prendersi gioco del mio stomaco…. e poi lui mi chiese nuovamente di andare con lui, di lasciarci tutto alle spalle, di cambiare vita e ricominciare una nuova vita insieme.
Gli dissi di sì e stamattina svegliarsi al suo fianco é stato il piú bel risveglio di sempre.


