ESMERALDA
Prima del rogo

C’era una bambina che si fermava sempre davanti alle finestre illuminate.
Restava a guardarle per minuti interi.
Non sapeva perché.
Forse era il rumore delle risate.
Forse il profumo del pane caldo.
O forse… certe cose il cuore le ricorda prima ancora della memoria.
Lei invece conosceva le strade.
La polvere sotto i piedi.
Le monete strette nel palmo della mano.
E la danza.
Sempre la danza.
Esmeralda ballava bene.
Abbastanza bene da far sorridere la gente…
abbastanza bene da non farle notare
che sotto quei bracciali rumorosi
c’era ancora una bambina.
Finché una sera qualcosa cambiò.
Le stesse persone che le lanciavano monete
iniziarono ad abbassare la voce al suo passaggio.
Ed è così che nascono i roghi.
No.
Una condanna comincia molto prima.
Comincia dagli sguardi.
Esmeralda ci era cresciuta dentro.
Ballava nelle piazze per un pezzo di pane.
Per una moneta.
Per sentire il freddo mordere un po’ meno.
E loro ridevano.
Sorridevano.
La guardavano come si guarda il fuoco d’inverno.
Però il fuoco fa una cosa strana.
Finché scalda, tutti lo vogliono vicino.
Quando comincia a bruciare davvero…
tutti fingono di averne paura.
Così iniziarono a chiamarla zingara.
Strega.
Tentazione.
E sapete una cosa terribile, bambini?
Esmeralda non ebbe paura del rogo.
Ebbe paura di quel silenzio.
Di quel momento preciso
in cui la piazza smise di guardare una ragazza che danzava…
e iniziò a vedere qualcosa da distruggere
Esmeralda | Le ceneri del silenzio

La osservavo da lontano.
In silenzio.
Riuscivo quasi a sentire il suo dolore.
I nostri respiri erano sincronizzati,
come se una parte di me
avesse sempre conosciuto quella paura.
E mentre la piazza preparava il fuoco…
ai miei occhi non c’era nessuna strega.
Nessun essere diabolico.
Vedevo soltanto una bambina stanca.
Stanca di soffrire.
Stanca degli sguardi maligni della gente.
Così, in un lampo,
mi avvicinai.
Proprio un secondo prima
che le fiamme la portassero via,
le tesi la mano.
E sapete una cosa meravigliosa?
La dolce Esmeralda…
la bellissima gitana dai lunghi capelli scuri…
smise di tremare
prima ancora di stringerla.
Come se stesse aspettando quel gesto
da tutta la vita.
Allora la portai via con me.
Nell’Isola che non c’è…
Esmeralda tornò a danzare.
E quella notte…
tra le stelle,
il mondo smise per un momento
di farle paura.
