Aethera
Capitolo 2

Ho sempre amato ascoltare le storie di mia nonna. Erano storie diverse da quelle che si trovavano nei libri o si raccontavano per far addormentare i bambini; erano piene di misteri, di mondi lontani e di un tempo che sembrava piegarsi al volere di chi sapeva ascoltare.
“Il tempo non è una linea, mia cara,” diceva sorridendomi, mentre intrecciava ghirlande di glicine per adornare la stanza. “È un cerchio, una spirale… una danza infinita“.

Il nome di mia nonna, Aethera, aveva un’aura speciale, un riflesso della sua stessa essenza. Aether era l’elemento che, secondo gli antichi, permeava l’universo: un’essenza pura, un’energia che trascendeva la terra e il tempo. Forse, in qualche modo, questo nome rifletteva la sua personalità: un’anima che sembrava appartenere a una dimensione oltre quella terrena, sempre misteriosa, sempre affascinante. Da bambina non mi rendevo pienamente conto di quanto quel nome fosse in grado di raccontare la sua storia, ma crescendo capii che anche il nome di Aethera nascondeva qualcosa di straordinario.
Lei era una donna speciale, che non seguiva le regole imposte né si lasciava influenzare dalle opinioni altrui. La sua eleganza era fuori dal comune, un portamento fiero e naturale, come se appartenesse a ogni epoca e a nessuna. Amava indossare morbide camicie di chiffon e lunghe gonne che sembravano danzare con il vento. Il suo profumo era un equilibrio perfetto tra la dolcezza della lavanda e un lieve accenno di tabacco da pipa, che la rendeva unica e inconfondibile; i suoi occhi, un caleidoscopio di verdi cangianti con preziosi riflessi dorati, sembravano custodire frammenti di storie lontane, come finestre aperte su tempi dimenticati.
Da bambina passavo ore al suo fianco, seduta sotto il pergolato del giardino, mentre mi narrava vicende che sembravano impossibili. Parlava di città sommerse, di regni dimenticati e di persone che camminavano tra le pieghe del tempo, invisibili ai comuni mortali. Un pomeriggio mi disse: “Non sono solo storie, sai?”, mentre sfiorava con le dita una vecchia clessidra di vetro.
“Ci sono luoghi e momenti che solo chi ha occhi capaci di vedere oltre può raggiungere.”
All’epoca pensavo che fossero solo favole, ma le ascoltavo rapita. Lei non si limitava a raccontare: mi insegnava a guardare il mondo con occhi diversi. Mi mostrava come osservare le ombre che si allungavano al tramonto, come ascoltare il vento che sussurrava storie e come percepire i battiti della terra sotto i piedi.



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