Nel cuore dell'ombra

Elphaba – La Strega dell’Est

“La danza delle scarpine d’argento” 

C’erano una volta quattro sorelle nate la stessa notte, sotto un cielo trapuntato di stelle verdi. Insieme custodivano l’equilibrio del mondo: Glinda, dal sorriso di miele, Regina del Sud; Locasta, dal passo calmo e saggio, Sovrana del Nord; Evanora, dallo sguardo magnetico, Signora dell’Ovest; e infine Elphaba, la più silenziosa, Padrona dell’Est.

Elphaba era diversa… i suoi occhi riflettevano l’alba e il vento, la sua voce era un sussurro che trovava eco nei boschi. Camminava sempre scalza sul muschio, per sentire il polso della terra, e le piante fiorivano al suo passaggio, il suo mantello color smeraldo si agitava come un’ombra tra le canne d’oro dei campi di grano, e la sua risata, rara ma cristallina, sembrava un canto segreto. Governava la Terra dei Munchkin con giustizia e amore, mescolando incantesimi di luce e rugiada.

Ma quando il cuore si spezza, perfino l’equilibrio più saldo oscilla. Elphaba donò la propria fiducia a un principe dai modi gentili, capace di dipingere nel suo sguardo casto la promessa di un domani condiviso. Lei credette che quell’amore avrebbe disciolto ogni ombra, ma venne tradita nel modo più crudele: lui preferì Evanora, più bella, più brillante, più conforme alle convenzioni.

Un veleno lento le percorse le vene: ogni ricordo dolce si trasformò in fiele. Smise di cercare l’amore e cominciò a cercare il controllo. Senza urla, senza lacrime, abbandonò la sua corte di fiori e luce, portando con sé soltanto un paio di scarpine d’argento – eredità delle loro madri. Quelle scarpine, un tempo simbolo di unità, furono chiuse in un baule e presto dimenticate.

Elphaba si rifugiò nei libri polverosi e nei corridoi dell’antica Torre di Cristallo, dove l’aria sapeva di pergamena e incenso. Pretese ordine: ogni spada doveva luccicare e ogni sentiero rialzarsi; pretese obbedienza: il sussurro di un eco le bastava a scoprire un complotto; pretese perfezione: l’armonia dei numeri contava più di un sorriso. I Munchkin, che un tempo la innalzavano su troni di fiori, divennero sudditi spauriti, le loro risate soffocate da mura di silenzio.

Con il tempo costruì un regno nell’Est: una fortezza di granito e nebbia, circondata da foreste impenetrabili e fiumi ghiacciati, dove nessuno osava avvicinarsi. Studiò incantesimi di difesa, imparò a trasformare la rabbia in barriere di ombre danzanti… così, nessuno poté più ferirla!. Ma più si fortificava, più la sua umanità si assottigliava; più la luce si spegneva nei suoi occhi. E il mondo smise di chiamarla per nome: divenne solo «La Strega dell’Est».

Un giorno, però, mentre l’eclissi dell’autunno avvolgeva le valli, Elphaba udì un suono che le punse il cuore: era il fruscio di un abito leggero e il brusio di risate bambine. Scese sulle mura e vide, nel chiarore di luna, una bambina danzare tra i cristalli di rugiada: scalza, libera, con i capelli sciolti e le braccia aperte al cielo. Ai suoi piedi, scintillavano le vecchie scarpine d’argento.

In quell’istante il tempo si fermò. Elphaba ricordò il profumo dell’erba bagnata, il calore di un abbraccio sincero, il canto degli uccelli all’alba. Ricordò chi era stata: non una minaccia, ma una donna che aveva soltanto desiderato essere amata.

La sua fine non fu un fragoroso crollo, ma un lento svanire come un’ombra al calar del sole, mentre il vento levava le sue ultime parole. Solo un eco restò: La Strega dell’Est.


Morale
Ci dipingono come cattive quando smettiamo di sorridere, ci chiamano streghe quando smettiamo di perdonare, ma spesso la furia non è che il riflesso di un cuore infranto. Non si nasce tiranni: diventiamo tali quando il potere ruba il posto all’amore. Non tutte scelgono la guerra, ma alcune la diventano, quando la pace le ha abbandonate. Dietro ogni maledizione si cela una delusione, dietro ogni tirannia un amore negato, e dietro ogni leggenda temuta… una donna che ha temuto soltanto di essere dimenticata.


M.G.

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