PINOCCHIO
Il ritratto

Venite più vicini, che questa storia fa male.
Oggi vi racconto di un bambino fatto di legno. Lo chiamavano Pinocchio.
Ma non pensate a un burattino dolce, di quelli che ballano per farvi ridere.
No.
Pinocchio era un tormento. Era irrequieto, testardo, disobbediente.
Appena quel pover’uomo di suo padre gli ha finito di scolpire i piedi, la prima cosa che ha fatto è stata tirargli un calcio e scappare via in mezzo alla strada, lasciandolo solo.»
«Peter… ma i burattini possono piangere?»
All’inizio piangono lacrime di resina, piccolo mio.
Ma Pinocchio diceva bugie continuamente, e più aveva paura, più la sua lingua inventava storie per sfuggire ai grandi.
Ha venduto l’abbecedario che il suo babbo gli aveva comprato sacrificando l’unica giacca che aveva per l’inverno.
Ha preferito le luci del Paese dei Balocchi ai libri, perché i bambini non sanno calcolare il pericolo. Ma la carne e il sangue sono arrivati prima del dolore.
Pur di farsi amare, pur di essere un bambino vero come volevano i grandi, Pinocchio è cambiato.
Quel legno si è sciolto, è diventato pelle morbida, un cuore che batteva davvero. Ma il mondo non si è accorto del suo cambiamento. Due assassini lo hanno inseguito nel buio, lo hanno preso e gli hanno messo un cappio al collo. Lo hanno appeso al ramo di una grande quercia e lo hanno lasciato lì, a dondolare nel vento della notte.»
«Peter… ma lui era cattivo?»
No, piccolo mio. Non era cattivo, era disperato.
Ma il mondo dei grandi non ha pazienza per i bambini che non sanno stare fermi.
Lo hanno lasciato appeso lo stesso, anche se ora era di carne e ossa. E le sue lacrime, ormai vere, bruciavano come il fuoco sulla pelle.
Mentre l’aria gli finiva nei polmoni, scalciava nel vuoto, fissava il buio e chiamava quel padre che aveva fatto soffrire, ma che era l’unico a cui voleva bene. È rimasto appeso lì per ore, a pagare con il sangue e con la vita il prezzo di essere solo un bambino fragile e ribelle.
Il bambino che aveva giá un cuore
Il cappio stringeva, bambini miei.
I rami scricchiolavano sotto il peso di quel piccolo corpo.
Perché su quel ramo non oscillava del legno freddo, no: la metamorfosi era già avvenuta prima. Pinocchio era già un bambino in carne e ossa quando lo hanno preso.
E ora quella carne soffriva, quel sangue si stava fermando. Io ero pronto a battermi.
Avevo la spada sguainata, cercavo un nemico in carne e ossa da affrontare, un pirata, un mostro da sfidare a duello.
Ma davanti a quel corpo che oscillava nel vuoto, la mia mente si è fermata.
Io non capivo.
Non riuscivo a comprendere come i grandi potessero fare una cosa simile a uno di noi, solo perché era irrequieto, solo perché aveva detto delle bugie.
Ma Trilly… Trilly ha capito subito.
Mi ha guardato e mi ha detto: “Tu combatti con la spada, Peter. Ma contro la cattiveria dei grandi la spada non serve. Guardalo: ha fatto tutto quello che volevano. È diventato di carne e ossa pur di farsi amare, eppure lo hanno lasciato appeso a un albero. Loro salvano solo i bambini perfetti. Ma sono quelli che scappano, quelli che urlano e graffiano, ad avere più bisogno di noi”.
È volata lassù come una scintilla di rabbia. Ha tagliato quella corda infame con la sua luce. Lo ha preso prima che si schiantasse al suolo. Ha soffiato la sua polvere magica su quel corpicino freddo per fargli tornare il respiro e scaldargli il cuore, quel cuore che adesso batteva davvero.»
«Peter… ma lui voleva essere un bambino vero?»
Sì, piccola mia. Lo voleva disperatamente perché pensava che diventando come volevano i grandi avrebbe finalmente meritato di essere amato. Non sapeva che per loro sarebbe stato comunque sbagliato.
Ma Trilly lo ha guardato negli occhi e gli ha detto: “Qui non devi salvarti l’anima diventando perfetto. Qui puoi urlare, puoi correre, puoi anche sbagliare”.
Gli ha tolto il cappio dal collo e lo ha portato qui da noi. Ora Pinocchio corre insieme a voi.
Non ha più paura dei gatti, delle volpi o di chi lo voleva punire. Fa ancora i capricci ogni tanto, com’è giusto che sia, ma qui nessuno lo appenderà mai più a un albero per aver detto una bugia.
Qui, finalmente, è al sicuro dal giudizio degli adulti.
