Diario di Victoria Stone – Pag. 4

La notte era oscura e tranquilla mentre pattugliavo le strade del quartiere. In quella tranquillità, notai un ragazzino giovanissimo su un motociclo, una vista insolita a quell’ora.
Decisi di fermarlo perché sembrava fuori posto in un momento del genere.
Il ragazzino mi raccontò la sua storia, dicendomi che suo padre era al lavoro e che non poteva occuparsi di lui, che non aveva una madre perché era morta. Il mio cuore si strinse pensando ai pericoli che correva alla sua età in giro nel mezzo della notte, mi tornarono alla mente brutti ricordi…
Mi ritrovai catapultata indietro nel tempo, quando avevo solo 16 anni, in una notte buia come quella.
Ero scappata da quell’istituto maledetto per cercare un assaggio di libertà. Ma presto, un’ombra oscura iniziò a seguirmi.
La puzza di alcool mi assalì di nuovo, sentii le sue mani stringermi i polsi, il dolore mentre cercavo di liberarmi, riuscivo a scorgere i lividi, le sue dita freddamente intente a ferirmi.
La lama era affilata, una lama fredda contro la mia pelle, sentii il brivido di terrore mentre tagliava il mio collo e poi sotto al seno nel tentativo di strapparmi i vestiti. Il sangue cominciò a sgorgare e a macchiare la mia pelle e i vestiti. Lottai con tutta la mia forza, colpendo il mio aggressore con il ginocchio per riuscire finalmente a liberarmi. Ero esile ma determinata….
Non potevo tornare a casa in quelle condizioni, né dovevo essere scoperta in quel modo. Le sirene risuonavano nelle mie orecchie mi svegliai in ospedale, con dei punti di sutura sul petto e sul collo. Quella sul collo era una piccola ferita, sotto il seno era profonda, il dolore bruciante sembrava insopportabile.
Guardando il ragazzino indifeso e solo in quella notte e decisi di portarlo in centrale in attesa di suo padre. Non riuscivo a togliere dalla mia mente quella terribile notte di qualche anno fa.
Fortunatamente il mio turno alla centrale finì e andai a comprare alcuni vestiti, visto che non ne avevo molti. I brutti pensieri sembravano essere temporaneamente scivolati via. Iniziai a vagare senza una meta precisa e mi ritrovai a Paleto, sulla spiaggia.
Il mare… una delle poche cose che riusciva a darmi un senso di pace.
Mentre ero seduta in spiaggia osservavo la luna alta nel cielo il mio cellulare squillò. Il nome che apparve sullo schermo “Re”. Cosa voleva ora? Risposi con un certo fastidio nella voce mentre ascoltavo le sue parole. Mi ordinò di recarmi al Molo 611 al più presto… di andare velocemente… mi doveva parlare… dovetti obbedire.
Mi aspettò in quel luogo significativo per lui, il punto dove incontrava mio fratello Collins.
Mi raccontò di un episodio, di un certo Lucas, ad un certo punto mi sfiorò la mano, mi allontanai istintivamente… capì che in passato mi era successo qualcosa… non avevo voglia di parlargliene, non volevo essere giudicata… non lo so perché, mi sentivo confusa, impacciata… per la prima volta qualcuno riusciva quasi a zittirmi… Non avevo voglia di parlare dei brutti ricordi che affioravano. La sua voce aveva un tono diverso dal solito, passando dall’essere scortese a qualcosa di più comprensivo. Mi sentivo confusa e vulnerabile per la prima volta in vita mia.
La notizia che Collins sapeva della mia esistenza mi colpì come un pugno nello stomaco, sentivo la nausea, ero nervosa, arrabbiata.. Le bugie e i segreti sembravano essere stati la costante della mia vita fin dall’infanzia e ora questa rivelazione gettava ombre ancora più oscure sulla mia storia.
Continuò raccontandomi di Collins e delle sue ricerche per trovarmi, era disposto a pagare per trovarmi, aveva incaricato Adam di cercarmi.
Mio fratello mi cercava!!!! allora significavo qualcosa per qualcuno. Ma ora quella persona non c’era più mi sentivo profondamente sconfitta con una ferita nell’anima ancora piú profonda e che nessun tatuaggio avrebbe potuto nascondere… la vita si prendeva ancora gioco di me!
Adam promise di trovare chi aveva ucciso mio fratello, il suo tono adesso era diverso, sentii qualcosa di strano nel modo in cui mi parlava e mi guardava. Non riuscivo a decifrare completamente il suo comportamento, ma gli permisi di asciugare le mie lacrime. Mi disse di stare attenta e che se mi fosse successo qualcosa non se lo sarebbe perdonato, mi chiese di andare via…. che aveva già detto fin troppo. Perché quelle frase? Perché?
Salii sulla mia moto con le gambe tremanti, la vista offuscata, la mente confusa e una gran voglia di piangere… mi diressi verso il cimitero. Non sapevo dove fosse sepolto Collins, ma sentivo il bisogno di essere in quel luogo.
Ero immobile, seduta su una panchina nel cimitero con le mie memorie oscure che tornavano a tormentarmi. Era quasi ora di prendere servizio in centrale, ma non avevo nessuna voglia di andarci. Tenevo il cellulare in mano e lo guardavo continuamente, nervosa.
Decisi di fare un passo e inviai un messaggio ad Adam, cercando di esprimere la confusione che avvolgeva la mia mente. Lui mi chiese cosa intendessi, non sapevo esattamente cosa rispondere perché non lo sapevo nemmeno io. Una serie di messaggi e poi il silenzio da parte sua…


