Elisabeth Lawrence

Prologo: Riflessi a Riverstone


Elisabeth Lawrence


Venni al mondo in un freddo 27 gennaio del 1951 a Riverstone, un gioiello di case color perla incastonato tra le scogliere, dove l’aria sa sempre di sale e i giardini profumano di ginestra. Mia madre, Kathleen Connor, mi ha trasmesso il respiro del canto lirico: era una dote che portavo dentro, un seme prezioso che ho coltivato con una devozione assoluta, fino a diplomarmi al conservatorio con il massimo dei voti.

Sono cresciuta come figlia unica tra le mura di una grande casa che odorava di salsedine e spartiti, cullata da un’infanzia in cui il rigore paterno e le arie d’opera di mia madre convivevano in un equilibrio perfetto. Eppure, nonostante la mia voce da soprano sia nata per il melodramma, ho sentito presto il richiamo di ritmi più viscerali. Ho scelto di tradire la tradizione per rifugiarmi nelle note calde del Soul e nelle improvvisazioni del Jazz, cercando una libertà che solo quelle melodie sanno dare.

Amavo camminare per le stradine acciottolate della città, lasciando che il vento mi suggerisse le note, ma il mio vero santuario era la vecchia barca di mio padre, Arthur. Lui era un Vice Comandante dei Marines ormai in pensione; un uomo forgiato dalla disciplina che non sapeva stare con le mani in mano e passava le giornate a riparare reti o a lucidare gli ottoni della Katelis. Quel nome, dipinto sulla poppa intrecciando i nomi delle donne della sua vita, era il suo orgoglio e il mio rifugio. Mentre lui lavorava in silenzio, io mi rannicchiavo a bordo per studiare i miei spartiti: lì, tra l’odore di catrame e i suoi racconti di tempeste lontane, ho imparato a riconoscere nel mare l’unico luogo dove l’anima può sentirsi davvero a casa.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *