CAPPUCCETTO ROSSO
Il sentiero nel bosco

Sedetevi vicini, bambini
“Peter posso mettermi sulle tue spalle”
Vieni qui vicino…. Più vicino.
Copritevi gli occhi se il buio fa rumore, ma ascoltate.
Oggi vi parlo di una bambina che aveva il colore del fuoco addosso. Tutti la chiamavano Cappuccetto Rosso, come se quel pezzo di stoffa fosse la sua pelle. Ma dietro quel rosso c’era una bambina senza scudo. L’hanno mandata nel bosco da sola, sapete?
Gli adulti fanno così. Ti mettono un cestino tra le mani, ti danno un bacio distratto sulla fronte e ti dicono: “Segui il sentiero, non deviare”. Come se un sentiero bastasse a proteggerti.»
«Peter… ma lei aveva paura del bosco?»
All’inizio no, piccola mia. Il sole accarezzava le foglie. Lei non sapeva che l’indifferenza dei grandi ha le ombre lunghe, e che a volte ti lascia sola proprio quando avresti più bisogno di una mano da stringere.
Quando il bosco tace

E in mezzo a quel silenzio, il lupo la vide. Ma non ebbe fretta.
I lupi che rubano l’infanzia non corrono, vi camminano a fianco.
Le chiese dove andasse, con quella voce che sembrava una carezza e invece era un cappio.
E lei, che cercava solo un po’ di calore in quel bosco immenso, gli rispose.
Gli aprì la porta del suo mondo.
Ricordatevelo sempre, bambini: il pericolo più grande non è quando il lupo ringhia. È quando vi ascolta, fermo, aspettando il momento in cui sarete completamente sole.
La porta chiusa

E poi la trappola scatta.
C’è una casa isolata. Un letto troppo grande. La nonna non c’è più, c’è solo il mostro tra le lenzuola.
“Che braccia grandi che hai…”, sussurra la bambina, e il cuore le batte così forte da spaccarle le costole.
“È per stringerti meglio”
. “Che denti grandi che hai…”
Nessun cacciatore è mai arrivato in tempo in quella stanza.
Il rosso del suo cappuccio si è spento nel nero. Divorata. Nel silenzio di tutti.
La luce di Trilly

Io volevo andare, Bimbi Sperduti.
Avevo la spada pronta. Ma Trilly mi ha fermato. Mi ha messo una mano sul petto e mi ha detto:
“No, Peter. Questa volta no. Tu non puoi capire questo buio. Questo spetta a me”
Perché Trilly sa cosa significa quando qualcuno prova a spegnerti la luce da dentro.
È volata dentro quella stanza come una stella cadente impazzita. Ha accecato il lupo con la sua rabbia, con una luce così violenta da bruciargli gli occhi.
Ha preso la bambina per mano mentre piangeva stringendosi le ginocchia al petto, in quel letto che puzzava di fine del mondo.
Le ha tolto quel mantello rosso che era diventato troppo pesante, troppo sporco delle colpe degli adulti. E l’ha portata qui.
Ora Cappuccetto è qui sull’Isola con noi. Non parla molto, guarda spesso il mare.
Ma quando Trilly le vola vicino, lei sorride. Qui nessuno le chiederà più di attraversare il bosco da sola. Qui, finalmente, può solo… smettere di tremare.
