CENERENTOLA

C’è una cosa che gli adulti dimenticano, bambini: si può crescere circondati da persone… e sentirsi comunque abbandonati.
Cenerentola lo sapeva bene. Viveva in una casa piena di voci, passi, porte che si chiudevano.
Eppure, persino suo padre aveva spento lo sguardo su di lei.
Dormiva vicino alla cenere. Cercando il calore dove tutto era già spento.
E piano piano iniziò a credere di appartenere anche lei a quel mucchio di cose dimenticate.
“Peter… ma nessuno le voleva bene?”
A volte l’amore degli adulti, piccola, diventa così freddo da somigliare all’assenza.
Cenerentola puliva, cuciva, restava in silenzio…
Perché alcuni bambini imparano troppo presto a occupare meno spazio possibile.
A rimpicciolire il cuore, per evitare altro dolore.
E la cosa più triste… è che non desiderava il castello o la corona… voleva soltanto una mano da stringere.
Un luogo, in cui smettere di sentirsi sola.
Una mano da stringere

Quando andai da Cenerentola…
la trovai sveglia nel cuore della notte. Tutti dormivano ormai. La casa era silenziosa. E certi silenzi, piccoli miei…
fanno più male delle urla. Cenerentola restava accanto al camino quasi spento con lo sguardo perso tra le braci.
Aveva passato così tanti anni a cercare amore, fino a sentirsi invisibile…
non alzò nemmeno lo sguardo quando arrivai.
Aveva smesso di credere che da qualche parte esistesse davvero
un posto migliore per lei. Così mi sedetti vicino senza dirle nulla. E dopo un po’ iniziò a piangere piano. A volte i bambini trattengono il dolore così a lungo da dimenticarsi perfino come si fa a lasciarlo andare.
E nell’Isola che non c’è…
Cenerentola scoprì finalmente cosa si prova quando non devi più guadagnarti l’amore
