Diario di Aletea Elfa Selvaggia

Diario di Aletea – pag. 4

Il giorno in cui Horus, il fratello di mio padre, mi chiamò in disparte per comunicarmi che mi aveva scelta come sua allieva, fu un momento di grande gioia per me. Finalmente avrei potuto apprendere le arti curative e intraprendere il cammino per diventare una sacerdotessa come lui. Dopo pochi giorni si unì anche mio fratello Elden.
Con il passare dei giorni, imparammo tantissime cose. Horus, sapiente sacerdote, ci guidava con saggezza, insegnandoci le antiche pratiche delle arti curative. Scoprimmo le nostre doti innate: Elden si rivelò abile nel guarire con le rune, mentre io scoprii che potevo curare attraverso il potere del mio canto. Insieme, dedicavamo ore allo studio delle erbe che raccoglievamo nei boschi della contea, imparando come utilizzarle per guarire e lenire le ferite.
I giorni scorrevano veloci e con essi crescevano le nostre conoscenze. Tuttavia, nonostante tutto l’impegno, l’amore e la dedizione che mettevo nelle mie arti curative, sembrava che mio padre, Lorièn, non riconoscesse appieno il valore delle mie abilità. Concentrava la sua attenzione principalmente su Elden, trascurando spesso la mia presenza, come se fossi sempre in ombra rispetto a mio fratello.
Questo mi feriva profondamente. Sono una sacerdotessa come Horus, lo zio che mi ha scelto come sua allieva, e vorrei che mio padre riconoscesse la mia dedizione e il mio impegno. Desidero che mio padre mi veda per la persona che sto diventando, unendo le arti curative alle mie radici guerriere.
Nonostante tutto ciò, l’amore e l’affetto che nutro per mio padre non cambiano e non cambieranno mai. Ho bisogno di lui, del suo affetto e della sua presenza nella mia vita. Spero che un giorno si renda conto della mia esistenza e riconosca il valore delle mie abilità. Desidero tanto sentirgli dire che è fiero di me e che apprezza il percorso che sto intraprendendo.
Continuerò a coltivare le mie arti curative con amore e passione, nella speranza che mio padre, Lorièn, possa vedere la sacerdotessa che sto diventando. Forse, con il tempo, riuscirà a capire che ho ancora bisogno del suo affetto e della sua presenza, che desidero sentirmi sua figlia a tutti gli effetti.