Diario di Aletea – pag. 2

“Il cammino fino al risveglio”
Quel giorno mi ritrovai di fronte a Lorien, un elfo, l’anziano dei Selvaggi, rispettato da tutta la contea. Avevo già avuto modo di conoscerlo durante le serate di meditazione che organizzava di tanto in tanto, e fu grazie al nostro secondo incontro che capii e iniziai a comprendere la mia vera natura.
Quella sera, mentre il crepuscolo tingeva il cielo di sfumature dorate, Lorien ci condusse in un’antica radura nascosta tra gli alberi secolari. Ci invitò a sederci fino a formare un cerchio; tutti insieme emanavamo una misteriosa energia. Mi avvolse con una melodia cantata in una lingua antica, ricca di significati arcani. Nel momento in cui il suo canto si fuse con il vento tra le foglie, una visione si materializzò davanti a me. Uno specchio magico apparve nel centro del cerchio, risplendente di luce argentea.
Guardai dentro lo specchio e vidi me stessa, riflessa in un’immagine che emanava un’aura selvaggia e potente. Vedevo me stessa camminare in un sentiero circondato da alberi altissimi; le foglie danzavano al mio passaggio come se mi riconoscessero. Riuscivo a percepire e distinguere ogni singolo rumore: il sussurro del vento tra i rami, il cinguettio degli uccelli, il fruscio delle creature del bosco. Il suolo rispondeva al mio passo con una dolcezza senza tempo, come se la terra stessa mi riconoscesse come parte di sé.
Attraverso la magia dello specchio, mi trovai improvvisamente di fronte a un albero maestoso. Sulla sua corteccia scolpita potei scorgere dei simboli runici, che raccontavano le storie millenarie di tutte le creature che si erano rifugiate in quella foresta. I simboli brillavano con una luce antica, rivelandomi le connessioni profonde tra ogni forma di vita che abitava quei luoghi. Non potevo resistere alla chiamata dell’albero. Con un passo deciso, mi avvicinai e poggiai la mia mano sulla sua corteccia ruvida. Un’energia vibrante e maestosa si sprigionò, attraversando il mio corpo come un flusso potente. Era come se le radici dell’albero stesso si intrecciassero con le mie, trasmettendomi un senso di appartenenza e unità con la natura.
Poi, istintivamente, poggiai anche l’altra mano sul suolo umido e fertile ai piedi dell’albero. Sentii l’energia della terra risalire attraverso i miei polpastrelli, avvolgendomi con una sensazione di profondo raccoglimento. In quell’attimo mi sentii connessa con tutto ciò che mi circondava, con la rete intricata di vita che permeava ogni angolo della foresta.
Da quel momento in poi, tutto mi fu più chiaro. Ero un’Elfa selvaggia, un essere di luce e ombra, un portatore di equilibrio tra la forza e la delicatezza, tra la ferocia e la compassione. Ero un guerriero della natura, chiamato a proteggere il dono della vita e a combattere per la giustizia. Nel mio corpo, due perfette creature: un’Elfa e una bestia.
Passarono alcuni giorni…
Era una notte piena di stelle quando Lorien venne a chiamarmi, dicendomi che ero pronta. Mi fece pronunciare le parole del giuramento, mentre la luna illuminava la nostra Statua sacra. L’energia dell’antico rituale del risveglio si diffuse intorno a noi e sentii il suo tocco sul mio petto come una carezza di potere ancestrale. Affondò i suoi artigli nel mio petto e il buio mi pervase, ma al suo interno intravidi un volto familiare: Kireth… mamma Kireth. Conservo il suo volto nella mia memoria, un faro di amore e saggezza che mi guida nei momenti più difficili.
I giorni da cucciola non furono facili. A stento riuscivo a trattenermi per non perdere il controllo. Earag era sempre al mio fianco, pronto a calmarmi con il suo sguardo affettuoso e a placare la mia rabbia quando questa esplodeva all’improvviso. Fin dal momento del nostro incontro, potevo percepire un legame speciale tra noi, un’intesa profonda che superava le parole.
Earag era più di un compagno fedele, era il mio anello di protezione nella foresta. La sua presenza rassicurante e la sua calma erano una fonte di conforto quando la mia rabbia rischiava di sopraffarmi. Con un semplice sguardo riusciva a placare la tempesta che ribolliva dentro di me, guidandomi verso una serenità ritrovata.
Ad oggi, non posso immaginare la mia vita senza la sua presenza al mio fianco. Siamo stati intrecciati fin dall’inizio dei tempi, siamo sempre stati destinati l’uno all’altro, un’armonia di forza e protezione, di istinto e dolcezza; il nostro legame si rafforza ogni giorno di più, alimentato dalla fiducia, dal rispetto reciproco e dalla condivisione di un destino comune.




