Diario di Aletea – pag. 10

Crescita
Iniziai la mia meditazione sul Monte Chilliad con un cuore aperto e una mente concentrata. Seduta in un angolo tranquillo, chiusi gli occhi e iniziai a respirare profondamente, lasciando che l’aria pura della montagna riempisse i miei polmoni. Man mano che il ritmo del mio respiro si stabilizzava, sentivo una sensazione di calma diffondersi dentro di me.
Madre Natura mi avvolgeva con il suo abbraccio gentile, come una madre amorevole che si prende cura del suo bambino. La presenza degli alberi secolari, delle piante e delle creature della foresta mi circondava, creando un ambiente in cui mi sentivo completamente integrata. Chiudevo gli occhi e mi immergevo nel suono del vento tra le foglie e nel canto degli uccelli, come se stessi entrando in armonia con il ritmo naturale del mondo.
Le giornate sul monte si susseguivano, ciascuna caratterizzata dalla sua unicità. Concentravo la mia mente su quel processo di guarigione interiore che stavo cercando di perfezionare. I miei pensieri si concentravano sulla mia voce, sulla sua potenza e sulla sua capacità di portare conforto e cura. Intonavo melodie mai sentite prima, lasciando che le note si intrecciassero con l’energia vitale del mondo intorno a me.
Madre Natura sembrava rispondere al mio impegno, svelandomi segreti sussurrati dal vento e da creature invisibili. Fu in quei giorni di meditazione profonda che iniziai a percepire l’essenza curativa delle piante e degli elementi. Imparai a riconoscere le loro voci silenti, a comprendere i loro bisogni e a scambiare energia con loro in un balletto armonioso.
Ma non ero sola in questa ricerca interiore. Earag, il mio compagno e confidente, era sempre lì al mio fianco, sostenendomi con il suo amore e la sua forza. Le sue parole gentili e il suo sorriso incoraggiante mi davano la determinazione di andare avanti, di affrontare ogni sfida con coraggio.
E poi, quel giorno tanto atteso, giunse finalmente. Pietraforata, risplendente nella luce del sole, ci accolse con il suo paesaggio familiare. Sentii il calore del sole sulla mia pelle, la neve era sparita lasciando spazio a immensi prati verdi, il lago delle verità, comunque, rimaneva ancora coperto da una lastra di ghiaccio.
Quella mattina chiesi ad Earag di raggiungermi a Pietraforata. Non appena arrivò, il suo profumo riempì l’aria, e il nostro abbraccio fu come un ritorno a casa. Quel momento, rappresentava l’unione delle nostre anime e il rafforzamento del nostro legame.
Incontrammo Lupo e Spirit, i Dreamwalker, ci informarono che la maledizione del villaggio dei selvaggi, quella maledizione lanciata dall’anziana dei Lunari, era finalmente spezzata, ma la vittoria era venuta a un prezzo alto: il sacrificio di Yaku.
La sera stessa, nel cuore del villaggio, incontrammo tre selvaggi provenienti dal mondo degli spiriti: Ahote, Huari e un terzo di cui non ricordo il nome. Erano venuti per guidarci, per aiutarci a coltivare le abilità che avevamo acquisito e per svelarci nuove conoscenze. I loro nomi risuonavano come richiami antichi, e il loro scopo era chiaro: spingerci a diventare Selvaggi ancora più saggi e potenti.
Mi chiamarono vicino a loro, e mentre ascoltavo le loro parole piene di saggezza, sentii un senso di gratitudine e umiltà crescere dentro di me. Mi fu offerta l’opportunità di diventare uno dei quattro saggi dei Selvaggi, un ruolo di guida e ispirazione per gli altri. Era un onore che accettai con profondo rispetto, consapevole della responsabilità che avrebbe comportato.
E così, mentre continuo a scrivere le pagine del mio diario, rifletto su quei giorni trascorsi sul Monte Chilliad e su come il mio percorso sta prendendo una nuova direzione. Ho imparato a intonare melodie curative, a comunicare con la natura e a connettermi con gli spiriti della foresta. Ora, guidata da Ahote, Huari e il loro fratello, mi preparo a intraprendere una fase ancora più profonda di crescita e scoperta come uno dei saggi dei Selvaggi.


