Diario di Aletea Elfa Selvaggia

Diario di Aletea – pag. 12

Buio… angoscia… disperazione, dolore… sotto il cielo squarciato da fulmini e la pioggia incessante…

Oggi è stata una giornata densa di emozioni e il peso delle mie scelte incombe su di me come un’ombra implacabile.

Ho passato il pomeriggio con Kappa, abbiamo fatto una meditazione molto profonda, gli ho fatto fare un viaggio interiore, si è aperto totalmente a me, mi ha raccontato buona parte di quello che gli è accaduto, in pochi conoscono la sua storia, è stata una meditazione intensa, intima e che custodirò per sempre nell’anima.

In serata dopo la ricognizione tra i boschi tetri di Gola Silvana andai con Salasar per la mia seconda seduta di meditazione, finita la quale ho sentito un’opprimente sensazione di vuoto dentro di me. È come se i miei pensieri fossero stati inghiottiti da una nebbia oscura, alimentando la mia più grande paura: l’abbandono…. Ho raggiunto Pietraforata, sperando di trovare Earag.

La sua assenza durante tutta la giornata aveva creato un vuoto nel mio cuore, come quando ti manca l’aria. Lo cercai in radio, mi dissero che era su una delle torrette e quando lo raggiunsi lo trovai infuriato, arrabbiato con me per come gli avevo risposto in radio, quando ci disse che si era svegliato vicino la cripta. Non avevo compreso il pericolo che lo minacciava e ora il suo sguardo distante mi stava uccidendo, mi lacerava dentro.

La pioggia ha iniziato a cadere incessante, mentre il cielo era squarciato da lampi inquietanti. Una strana sensazione mi avvolgeva, mentre i sensi di colpa mi opprimevano come catene invisibili. Avevo sbagliato, avevo fallito con lui, colui per cui darei la mia stessa vita.
Era salito sulla torretta per riflettere, voleva rimanere da solo a pensare…. io rimasi sotto la pioggia, celando le lacrime, mi sentivo vuota, come se un pezzo di me fosse svanito.

Volevo gridare la mia angoscia, ma soffocavo il dolore nel profondo. L’ombra dell’abbandono si faceva sempre più grande, ma non potevo cedere ad essa. Quando è sceso, l’ho raggiunto e l’ho convinto ad andare a casa. Gli ho mostrato la sorpresa che avevo preparato: una nuova casa, un rifugio sicuro per noi due. Anche se mi ha ringraziata, il suo sguardo restava carico di rabbia. Non sapevo come avvicinarmi, come fargli vedere che avrei fatto qualsiasi cosa per farmi perdonare. Quella notte Earag, aveva deciso di non dormire in casa. L’ho trovato vicino al tempio, immerso in una meditazione. Con coraggio, gli ho parlato apertamente, anche se alcune parole stavano ancora nascoste nel mio cuore. Ma poi il cielo ha preso un colore inquietante, fiamme lo stavano attraversando. La paura mi ha invaso, con Kappa e gli altri andammo in Cittadella, era tutto quasi surreale, dei canti inquietanti ci avvolgevano, iniziammo a seguire un tizio strano, un cacciatore credo Lucifer, ci portò su in cima sulla montagna di fronte la Cittadella.
Echo, Arlo e Lucifer iniziarono a parlare di un oggetto da sigillare, un oggetto proveniente dal mondo dei sogni, all’improvviso udimmo una voce strana, profonda, una voce innaturale, un essere circondato da tanti scheletri si era palesato alle nostre spalle era la “Morte” con i suoi cavalieri Echo cercava di proteggerci, ma l’oscurità sembrava circondarci. Neymeria la Dreamwalker mi aveva incoraggiata a farmi avanti in quanto portatrice di luce, dovevo contrastarlo in qualche modo così ho parlato, ho cercato di far sentire la mia voce, ebbi il tempo di pronunciare poche parole “Ascoltatemi tutti, la luce aiuterà tutti noi, noi siamo luce” pochi istanti dopo alle parole di Morte “tu sei morte, tu sei legione” venni mutata in uno scheletro….. Non so per quanto tempi rimasi nella forma di uno scheletro, tutto intorno a me era buio, continuavo a cadere e cadere e cadere fino a quando persi i sensi, Sono tornata nel mio corpo, ma la sensazione è ancora viva. Non riuscivo a respirare mi mancava l’aria, un forte dolore al petto mi tormentava, sentivo l’oscurità attorno, iniziai a sentire un dolore atroce, il dolore aumentava nelle vicinanze di una fonte di luce. Qualcuno mi bendò gli occhi, credo Rollo o forse Arlo, non ricordo con esattezza.
Rollo mi portò al sicuro lontana da fonti di luci, Ivy e Tor avevano preparato una stanza al buio dentro la baita… e così adesso sono qui quasi al buio, scrivo per distrarmi dal dolore ma la nausea mi sta assalendo, mi sento stretta in una morsa e mi sento impotente… La paura, l’oppressione, il dolore fisico quando sono vicina a una fonte di luce prendono il sopravvento… voglio tornare a casa, voglio tornare da Earag..